Malattia cardiaca nel gatto

Malattia cardiaca nel gatto

Le malattie del cuore del gatto sono frequenti. In questo articolo parliamo di miocardiopatia felina, per comprenderne le cause, i sintomi e come curarle e prevenirle.

Indice dell'articolo

Per cardiomiopatia intendiamo una malattia del cuore la maggior parte delle volte a eziologia (causa) sconosciuta.

Cardiomiopatia ipertrofica nel gatto

I gatti possono essere affetti da una malattia cardiaca, la cardiomiopatia ipertrofica che determina comunemente aumenti degli spessori del ventricolo sinistro per fenomeni di fibrosi e alterazioni contrattili delle fibre muscolari miocardiche.

La conseguenza è la disfunzione della fase diastolica ventricolare, cioè

l’incapacità del ventricolo sinistro di rilassarsi e di riempirsi di sangue in attesa di una nuova sistole.

L’insufficienza cardiaca che segue porta a:

  • edema polmonare
  • versamenti
  • tromboembolie

spesso con conseguenze fatali, in particolare se mai riconosciuta a priori, da asintomatici.

Cosa causa la malattia?

Quasi sicuramente la malattia è di tipo genetico (si verificano mutazioni geniche che portano a costruire proteine alterate facenti parte dell’impalcatura del miocardio).

Quindi, è una malattia per cui certi soggetti sono già predisposti, in base al proprio corredo genetico, ma non è così facile scoprire da una lettura del codice genetico se un gatto può essere positivo o meno.

Basta fare un test genetico per capire se il mio gatto è cardiopatico?

Le mutazioni geniche sono molte, non le conosciamo tutte e non conosciamo come queste possono combinarsi tra loro.

Si parla di una trasmissione autosomica dominante: chi è portatore di malattia ha sicuramente la mutazione.

Tuttavia la penetranza genica è incompleta con espressività variabile: così ci possono essere soggetti con la mutazione del codice genetico senza manifestare la malattia.

Quali gatti sono potenzialmente a rischio?

Ci sono razze feline più predisposte di altre a sviluppare la malattia sono:

  • le razze a pelo lungo di taglia grande – Main Coon, il Persiano, il British Shortair
  • lo Sphynx.

Per alcune di queste razze sono stati riscontrate sicure mutazioni geniche.

Ci sono test specifici in laboratorio che possono dirci se tali individui sono positivi o meno, ma solo per la mutazione ovviamente.

Purtroppo la positività e soprattutto la negatività non ci “leggono la vita” del cuoricino del nostro gatto, perché come sopradetto, la combinazione del pool genetico non è così semplice.

Cosa posso fare per capire se il mio gatto è cardiopatico?

L’arma vincente a nostra disposizione rimane la visita cardiologica e l’esame ecocardiografico.

Sono entrambe procedure di alta specializzazione, non cruente e relativamente veloci da eseguire senza sedazione.

Il veterinario cardiologo dopo aver preso nota di una attenta anamnesi, registrerà i dati della visita cardiologica e dopo esame ecocardiografico procederà, secondo linee guida, alla misura dei vari parametri.

Il paziente soprattutto se asintomatico, verrà stadiato in base alla classe di gravità e verrà comunicata la necessità o meno di terapia e la data del successivo controllo.

Non possiamo fidarci solo delle condizioni cliniche del micio a casa, né della presenza o meno di soffi cardiaci perché purtroppo l’assenza di un soffio a media età non implica che il cuore sia esente da problemi.

Che altre malattie possono minare la funzionalità cardiaca?

Ci sono patologie come:

  • ipertiroidismo
  • aumento della pressione sistemica
  • patologie neoplastiche
  • miocarditi

che possono determinare disfunzione miocardica.
L’esperto veterinario in cardiologia dovrà saper considerare tali diagnosi differenziali.

Quando fare i controlli cardiologici al proprio gatto.

Per le razze predisposte, si consiglia di eseguire un controllo cardiologico con ecocardiografia prima di effettuare anestesie per procedure di routine (tipo sterilizzazione-castrazione) e precocemente.

I controlli dovrebbero poi essere effettuati annualmente oppure ogni due anni a discrezione del cardiologo, in base a parametri oggettivi riscontrati dall’ecco.

Questo proprio perché è una malattia genetica che si manifesta a periodi di età differenti.

Uno stretto monitoraggio meritano ovviamente i gatti riproduttori perché è giusto che, da un lato si individuino i soggetti malati e si eviti possibilmente la trasmissione dei geni mutati, ma anche che si mantenga una buona variabilità di razza per evitare il pericolo della consanguineità.

Per questo sono presenti linee guida delle principali associazioni di razza.

In vari stadi la cardiomiopatia ipertrofica si esprimerà in ecocardiografia con quadri differenti (forma restrittiva, dilatativa ecc).

Ho un gatto meticcio: è al sicuro da malattia cardiaca?

I gatti non di razza purtroppo non sono al sicuro, perché la statistica riferisce una alta percentuale di gatti colpiti, con malattia che si manifesta anche a media-tarda età.

In questo caso è altamente consigliato effettuare uno studio ecocardiografico in soggetti di media età, in particolare se devono subire interventi chirurgici o anche terapia fluide in regime di ricovero.

Sintomi di cardiomiopatia

Il gatto con problemi cardiaci non mostra sintomi se non quando è già in fase di scompenso.
I primi segni di malessere potrebbero essere:

  • tachipnea
  • dispnea
  • ricerca di luoghi appartati.

purtroppo l’evoluzione della sintomatologia è molto rapida con esiti spesso fatali.

Come prevenire le conseguenze da malattia cardiaca?

Nel gatto l’unica cosa che è possibile fare per prevenire e rallentare l’evoluzione della malattia cardiaca è la prevenzione attraverso controlli mirati.

Non c’è scusa che tenga….meglio prevenire sempre che curare!!!

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