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Sterilizzazione della gatta

La sterilizzazione della gatta è una pratica consigliata dalla maggioranza dei veterinari. Qui chiariamo alcuni aspetti su come e quando sia utile farla.

Indice dell'articolo

Perché sterilizzare la gatta: pro e contro.

La gatta, che viva in casa, raggiunta l’età fertile, ha cicli estrali molto ravvicinati che possono renderla poco gestibile dal punto di vista comportamentale, a causa della natura delle sue manifestazioni estrali piuttosto eclatanti se confrontate con quelle della cagna.

A maggior ragione, se ha accesso all’esterno, avrebbe possibilità di accoppiarsi a ogni ciclo estrale, con continue gravidanze indesiderate, in quanto peculiarità della specie felina è l’ovulazione indotta dal coito.

Va da sé che, se la gatta avrà la possibilità di accoppiamenti ripetuti, difficilmente non subentrerà gravidanza.

Inoltre, nella specie felina gli ormoni ovarici inducono, nel tempo una predisposizione al tumore mammario maligno, in una percentuale superiore rispetto all’incidenza nella femmina di cane.

Per questi motivi, la sterilizzazione è indicata per:

  • Evitare comportamenti molesti durante i cicli estrali – vocalizzi continui, tentativi di fuga, possibili atteggiamenti aggressivi a causa dell’importante istinto che provocano gli ormoni sessuali sulla femmina, marcature del territorio, minzione inappropriata;
  • Eliminazione gravidanze indesiderate – se riuscisse a uscire scappando (cosa che cercherà in tutti i modi di fare durante l’estro) tornando a casa con i cuccioli;
  • Prevenzione di malattie oncologiche – tumori mammari maligni;
  • Prevenzione patologiche d’organopiometra, endometriti;
  • Prevenzione del randagismo – come per la castrazione del gatto maschio;
  • Riduzione del rischio di contrarre malattie trasmissibili come Fiv e Felv – gatte che vivono fuori o con accesso all’esterno, anche se sottoposte a vaccinazione, sarebbero portate a incontrare altri gatti randagi potenzialmente malati e infettarsi durante l’accoppiamento. Attenzione, comunque, perché se anche sterilizzata, la possibilità di uscire all’esterno, può tradursi comunque in un rischio di infezione da FIV e Felv (graffi-morsi).

 

I contro non sono del tutto dimostrati e potrebbero essere associati ad aumento del peso, da modulare attraverso una corretta alimentazione ed eventuali infezioni urinarie, soprattutto se si effettua l’operazione in periodo prepubere (molto più frequenti nella femmina di cane – vaginite del cucciolo).

sterilizzazione gatta vantaggi e svantaggi

Rischi della sterilizzazione

La sterilizzazione è una chirurgia considerata di base, semplice, sicura, effettuata in modo routinario dalla maggior parte dei medici veterinari. 

È, comunque, intervento in anestesia generale.

Per questo motivo, è sempre bene effettuare esami di controllo pre-operatori per verificare la funzionalità cardiaca e renale della gatta al fine di poter approntare il protocollo anestesiologico più adatto alla sua condizione di salute ed età. Una valutazione radiologica per cuore e polmoni potrà essere richiesta.

Quando sterilizzare la gatta, a che età?

L’età giusta della sterilizzazione è argomento assai dibattuto e per nulla risolto in senso assoluto.

Negli Stati Uniti è di routine l’intervento prepubere, effettuato tra i 3 e i 5 mesi di età, mentre nel nostro paese, di solito viene effettuato verso il 6°- 7° mese e comunque prima del primo ciclo estrale. La scelta dell’età  per procedere alla sterilizzazione potrebbe essere influenzata anche dalla stagione, la gatta è stimolata ad andare in calore dal “fotoperiodismo positivo”, le giornate con maggior numero di luce possono stimolare l’ attività ovarica, pertanto se i 6 mesi di età sono raggiunti all’inizio della primavera o durante la primavera è bene anticipare la sterilizzazione ai 5 mesi di età.

Molti sono gli studi che hanno cercato di dimostrare gli eventuali effetti avversi o positivi a lungo termine dell’una e dell’altra pratica, ma senza riuscire a dare una risposta definitiva.

Uno studio[1] ha cercato di mettere in relazione l’eventuale tendenza a ingrassare con la sterilizzazione precoce, concludendo che questa può migliorare la gestione del sovrappeso.

Un’altra ricerca statunitense[2] ha valutato gli effetti della sterilizzazione a 7 settimane d’età nella gatta, concludendo che non ci siano state evidenze di effetti collaterali a lungo termine e che, anzi, questa pratica non solo fosse adeguata nella sicurezza dal punto di vista dei protocolli anestesiologici, ma che producesse una più veloce ripresa dopo l’intervento.

Infine, è recentissimo uno studio[3] che pone in relazione la sterilizzazione precoce con una minor incidenza di patologie osteoarticolari nei gatti, dovuta a una miglior gestione degli accessi all’esterno e del metabolismo legato all’obesità.

Nel nostro paese (e nei nostri centri) si è soliti sterilizzare la gatta, prima del primo calore, prendendo decisioni e valutando il momento idoneo, da caso a caso, anche in base alla crescita dell’animale domestico.

La scelta della tecnica chirurgica, degli alimenti da somministrare verranno valutati insieme al proprietario.

Ciononostante, non è considerata controindicata la sterilizzazione durante il periodo prepubere.

Nessuna veridicità sulla credenza per cui sarebbe utile far fare una cucciolata alla gatta prima della sterilizzazione.

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Come avviene la sterilizzazione della gatta? Quale tecnica è più indicata?

Mentre sull’età molti sono ancora i dubbi e le domande, meno riserve si hanno sulla tecnica utilizzata.

Esistono, infatti, due metodi:

  • Ovario-isterectomia – asportazione di ovaie e utero;
  • Ovariectomia – l’asportazione delle sole ovaie.

 

Nei paesi anglosassoni la pratica maggiormente utilizzata è l’asportazione di ovaie e utero.  Nei paesi europei, Italia compresa, questa tecnica è meno applicata, a favore della meno invasiva e più idonea (anche secondo la medicina dell’evidenza) della sola asportazione delle ovaie.

Quali i vantaggi dell’ovariectomia rispetto alla ovario-isterectomia?

L’asportazione delle sole ovaie porta a pensare che l’utero ancorché sano, possa comunque andare incontro a patologia. Questo, in realtà, non è vero.

I rischi di sviluppare patologie uterine sono praticamente nulli poiché la carenza di estrogeni e la mancata produzione di progesterone da parte dell’ovaio, inducono una completa involuzione dell’utero che, in breve tempo, andrà incontro ad atrofia[4].

Altri benefici di questa tecnica sono:

  • Minor invasività
  • Minor tempo di esecuzione
  • Minor trauma chirurgico.

 

Inoltre, l’asportazione delle sole ovaie si è dimostrato trattamento efficace nella prevenzione dello sviluppo di endometrite e piometra, di tumori uterini e di obesità[4].

Inoltre, le possibili complicanze dell’ovario-isterectomia, rispetto all’ovariectomia, paiono essere più frequenti.

Non dovrebbe, quindi, essere consigliata l’asportazione anche dell’utero per la sterilizzazione preventiva della gatta, a meno che non vi siano patologie uterine in atto che ne indichino l’asportazione

Alcuni studi, nonostante manchino ancora conferme scientifiche, sembrano indicare che l’incidenza di incontinenza urinaria nelle pazienti ovariectomizzate sia inferiore che non in quelle sottoposte a ovario-isterectomia[5].

sterilizzazione gatta come farlo

Cos’è il residuo ovarico?

Può capitare che una gatta (come per la cagna) sterilizzata possa ancora manifestare sintomi riconducibili al calore e, se l’utero è ancora presente, andare incontro a piometra.

Questo può accadere se ci si trova di fronte al “residuo ovarico”, una situazione per la quale una femmina sterilizzata continua a manifestare estri ed è dovuta ad una rimozione incompleta del tessuto ovarico, che si riattiva.

L’ovariectomia viene fatta attraverso un’incisione unica sulla linea alba a partire da circa 2 cm cranialmente all’ombelico, tale approccio, piuttosto craniale, favorirebbe una buona esposizione delle ovaie stesse, minimizzando il rischio di asportare in modo incompleto le ovaie, soprattutto l’ovaio destro.

Tuttavia, la maggior parte dei casi della sindrome da residuo ovarico si verifica a seguito di ovario-isterectomia

Questo è probabilmente dovuto alla localizzazione più caudale della celiotomia (incisione) per questo intervento, che rende difficoltosa la visualizzazione dell’ovaia destra.

Come preparare la gatta alla sterilizzazione

Quando devi sterilizzare l’animale il tuo medico veterinario fornirà tutte le informazioni necessarie affinché tu possa comportarti nel modo più corretto.

Qualche giorno prima dell’intervento, sarà necessario effettuare la visita anestesiologica per stabilire quali esami ed analisi preliminari siano necessari.

Il giorno dell’intervento la gatta dovrà essere a digiuno da almeno 8 ore da cibo e acqua e verrà portata presso la struttura veterinaria per effettuare l’intervento.

Tecnica operatoria: laparoscopia o tecnica open?

Le tecniche operatorie per l’intervento sulla gatta sono due, entrambe valide ed effettuabili sia in Ambulatorio che nelle Cliniche, l’importante è avere le giuste condizioni igieniche, attrezzatura e personale qualificato.

La tecnica open consiste nell’incisione a livello addominale, che può essere molto piccola (pochi cm) a seconda dell’abilità del chirurgo.

Dopo aver divaricato e spostato la massa muscolare, gli organi vengono esteriorizzati e i legamenti ovarici stirati per poter essere posti in evidenza gli ovai e asportati previa legatura cranialmente e caudalmente all’ ovaio stesso.

La tecnica laparoscopica consiste nell’intervenire direttamente all’interno della cavità, senza dover esteriorizzare gli organi, con minor possibilità di contaminazione del campo operatorio, una visione aumentata delle parti interne, che vengono mostrate su un monitor, grazie a una piccola telecamera che viene introdotta all’interno, tramite un piccolo foro della parete addominale.

Le due tecniche operatorie sono entrambe applicabili, nonostante la tecnica laparoscopica necessiti di strumentazione più sofisticata e complessa e un chirurgo specialista che la effettui, per contro la gatta sentirà meno dolore post-operatorio.

È riconosciuta una minor invasività nella tecnica laparoscopica.

Cosa fare dopo la sterilizzazione di una gatta?

Dopo l’intervento, sarà il veterinario chirurgo a dare le indicazioni al proprietario di quando potrà ritornare ad assumere cibo e a uscire (qualora abbia accesso all’esterno) e quali farmaci o cure debbano essere necessarie, a seconda del tipo di intervento proposto.

Di solito, la convalescenza è molto veloce e la gatta può alimentarsi dalla sera stessa dell’intervento. Massima attenzione però va data alla ferita chirurgica che dovrà essere protetta, con collare Elisabetta e/o con tutina per non consentirle di grattarsi e di leccarsi la sutura, in particolare se l’intervento è stato fatto con tecnica open.

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Bibliografia:

  1. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5468748/
  2. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11787153/
  3. https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/1098612X21991456
  4. Van Goethem B., Schaefers-Okkens A., Kirpensteijn J. “Making a rational choice between ovariectomy and ovariohysterectomy in the dog: a discussion of the benefits of either technique.” Veterinary Surgery 2006; 35:136-143
  5. Noakes D.E., Parkinson T.J., England G.C.W. “Arthur’s – Ostetricia e Riproduzione Veterinaria.” Girali Editore 2008, 8^ edizione

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