filaria nel cane e gatto

Filariosi cardiopolmonare nel cane: di cosa si tratta?

La filariosi cardiopolmonare è una malattia parassitaria del cane e del gatto, trasmessa dalle punture delle zanzare, comprese quelle tigre. Scopriamo come difendere cane e gatto.

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La filariosi cardiopolmonare è una malattia parassitaria del cane e del gatto, trasmessa dalle punture delle zanzare.

Diffusa in tutto il mondo, era considerata endemica solo nel Nord dove le zone umide della pianura Padana, infestate dalle zanzare, risultavano essere le più colpite.

È interessante notare come, nell’ultimo decennio, nuove aree sono diventate endemiche anche nel centro sud Italia (Puglia, Sicilia) e che virtualmente nessuna regione Italiana può considerarsi indenne. [Fonte]

Esiste anche una forma cutanea, (Dirofilaria Repens) che, endemica al Sud, sta risalendo verso il Nord Italia, mentre la Dirofilaria Immitis è la responsabile della forma cardiopolmonare.

Quest’ultima, persiste con una incidenza di oltre il 40% di soggetti positivi in cani che non fanno alcun trattamento.

Come un cane o un gatto possono contrarre la filaria?

Il parassita responsabile della malattia cardiopolmonare è, come detto, la Dirofilaria Immitis, un nematode (cioè un verme tondo) che nella sua forma adulta si localizza nelle camere cardiache e nell’arteria polmonare, portato, nella sua forma larvale dalle zanzare.

La zanzara trasmette la forma immatura del parassita durante il pasto di sangue.

Successivamente le larve diventano adulte nell’ospite definitivo (cane, gatto, furetto e altri) ed è in quel momento che provocano la sintomatologia della filariosi cardiopolmonare.

I vermi adulti, localizzati nella arteria polmonare e nel cuore, sono dunque i veri responsabili della sintomatologia.

La maggior diffusione delle due forme di filariosi è associata alla maggior presenza delle famigerate zanzara tigre (Aedes albopictus), vettore in grado di mordere anche durante le ore diurne, un grande numero di soggetti e capaci di adattarsi maggiormente a qualunque tipo di ambiente, i particolare quelli urbani dove, un tempo, gli animali si consideravano più protetti.

Incidenza di filariosi nel gatto: perché è importante proteggere anche loro?

Non si parla spesso di filariosi cardiopolmonare nel gatto ma è ormai evidente che è anch’essa una specie ad alto rischio di contrarre la malattia, soprattutto nelle zone endemiche.

Un grosso problema risiede nel fatto che il gatto ammalato non è facilmente curabile, non esistendo ad oggi farmaci sicuri che non comportino un rischio di gravi conseguenze.

Il gatto è a rischio anche se vive sempre in casa. 

È infatti ormai risaputo che le zanzare sono in grado di replicarsi a 14°C, temperatura che viene facilmente superata in ambienti urbani e all’interno delle abitazioni, anche nel periodo invernale.

La sintomatologia della filariosi.

La filariosi cardiopolmonare ha un andamento cronico e progressivo.
Questo significa che quando la sintomatologia compare, l’infestazione parassitaria è già massiva e presente da molto tempo.

La presenza dei parassiti provoca un’ostruzione del flusso del sangue e conseguente insufficienza cardiaca che può portare fino alla morte dell’animale.

Sintomi di filaria 

I primi sintomi che potremo vedere in un animale malato sono:

  • tosse
  • difficoltà respiratoria precoce, dopo uno sforzo (gioco, corse, camminata) e
  • successivamente, difficoltà respiratoria anche a riposo.

La filariosi cardiopolmonare è una malattia curabile?

La filariosi cardiopolmonare è curabile nel cane, ma spesso la terapia è difficile e associata a numerosi rischi.

Nel gatto, la terapia è di ancora più difficile applicazione dal momento che, come detto in precedenza, i farmaci disponibili comportano un altissimo rischio di complicanze gravi.

Per questo, così come avviene per la leishmaniosi canina, la strada migliore per proteggere il tuo pet è quella di prevenire la comparsa della malattia.

Come capire se il cane ha la filaria?

Per verificare la presenza della malattia, esistono dei test rapidi che si effettuano su un campione ematico, mediante quindi un semplice esame del sangue.

Lo screening consigliato dalle più attuali e aggiornate linee guida è da effettuarsi ogni 12 mesi, ma come sempre ogni paziente è un caso a sé e la valutazione ultima spetta al Veterinario curante che può adattare i protocolli da caso a caso.

Il test rapido è in grado di ricercare la presenza dei vermi adulti di Dirofilaria Immitis nelle camere cardiache, ma potrebbe risultare positivo anche per altre parassitosi quali l’Angiostrongilosi o la dirofilariosi cutanea (D. Repens).

Per questo motivo le linee guida della ESDA (European Society of Dirofilariosis and Angiostrongylosis) suggeriscono di confermare la diagnosi fatta tramite il test rapido con ulteriori indagini (test di Knott e/o PCR).

La diagnosi di malattia nel gatto richiede invece l’utilizzo di testi più avanzati, quali il titolo anticorpale, dal momento che i test rapidi antigenici hanno una bassa sensibilità in questa specie (un alto rischio di risultati falsi positivi).

Prevenzione della filaria nel cane e gatto

La ESDA (European Society of Dirofilariosis and Angiostrongylosis) ritiene non sia più sufficiente effettuare la profilassi per il solo periodo da aprile a novembre, quello considerato fino a poco tempo fa il periodo a maggior rischio di trasmissione della malattia, dal momento che il comportamento climatico e le temperature non sono più prevedibili.

temperature in città bolle di calore
Temperature in città, differenza rispetto ad ambienti rurali

L’esecuzione periodica di un test rapido di screening con un esame del sangue è fortemente consigliata per verificare l’efficacia del trattamento profilattico.

 

Sitografia:

 

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