Valvulopatia mitralica nel cane anziano

Valvulopatia mitralica nel cane anziano

L'endocardiosi della valvola mitralica è una malattia cardiaca molto diffusa nel cane. Scopriamo di cosa si tratta.

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Valvulopatia mitralica o endocardiosi

L’endocardiosi della valvola mitralica è una malattia degenerativa cardiaca molto diffusa nel cane.

Rappresenta, da sola il 75-80% di tutte le problematiche cardiache canine.

Basti pensare che la quasi totalità dei cani oltre i 16 anni sono affetti da questa alterazione.

A sinistra cuore normale, a destra affetto da degenerazione mitralica: alterazione dell’anatomia dei lembi mitralici con conseguente movimento patologico, prolasso e rigurgito atriali.

Quali cani colpisce?

È malattia tipica dei cani di età media ed avanzata e non ha predilezione di razza, pur colpendo in maggioranza le taglie piccola e media.

La patologia deve la sua diffusione al fatto che il periodo medio di sopravvivenza dei nostri amici a quattro zampe è cresciuto.

Dobbiamo quindi essere particolarmente attenti e riconoscere ogni segno clinico sospetto.

Sintomi di malattia

I segni clinici che ci debbono far sospettare un problema sono:

  • tosse
  • dispnea
  • sincope
  • affaticamento dopo esercizio fisico o anche a riposo.

Il grado di degenerazione mitralica compare in genere in soggetti di età media.

La progressione è molto variabile e, se non riconosciuta in tempo, può portare a:

  • scompenso cardiaco acuto grave 
  • edema polmonare
  • ascite 
  • morte improvvisa.

Come fare diagnosi precoce?

Fortunatamente, possiamo riconoscere i pazienti affetti durante una visita clinica in quanto il medico veterinario ausculta, con il fonendoscopio, un soffio cardiaco con caratteristiche particolari.

Il soffio non implica necessariamente uno stadio avanzato della malattia.

È però un importante campanello di allarme che ci suggerisce che l’apparato valvolare mitralico non è sano e che è presente un rigurgito anomalo.

Il nostro pet necessita quindi di una visita cardiologica e di esami strumentali come la radiografia e l’ecocardiografia che ci permettono di:

  • stadiare la gravità della patologia
  • emettere una prognosi
  • indicare il protocollo terapeutico più corretto.

Purtroppo non è possibile avere una remissione della malattia, ma solo ritardare il più possibile lo scompenso cardiaco, considerando che la malattia ha un decorso progressivo, ma molto variabile da soggetto a soggetto.

Il veterinario cardiologo misurerà le dimensioni delle camere cardiache, il sovraccarico volumetrico ventricolare sinistro, la gravità dell’insufficienza e dei meccanismi di compensazione dell’apparato cardio-vascolare in atto.

Cosa fare in caso di malattia?

Una volta diagnosticata la malattia, l’attenta monitorizzazione da parte del proprietario e del veterinario specialista, ha l’obbiettivo di ridurre il più possibile gli ingressi di pazienti cardiopatici in pronto soccorso in condizioni molto gravi e spesso non reversibili.

 

 

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