anestesia gassosa veterinaria

Tutto sull’anestesia gassosa veterinaria

L’anestesia gassosa, o più correttamente inalatoria, viene ormai considerata universalmente anche in campo veterinario una delle tecniche più sicure per il mantenimento dell’anestesia generale nel cane, nel gatto e nei nuovi animali da compagnia. Presso le strutture BluVet è al momento la tecnica di gran lunga più utilizzata negli interventi chirurgici sia di routine che di emergenza.

Indice dell'articolo

Cos’è l’anestesia gassosa?

Si tratta della somministrazione, a livello dell’apparato respiratorio del paziente, di vapori di anestetici volatili (cosiddetti alogenati: isofluorano, sevoflouorano, ecc.) miscelati ad ossigeno.

Per tale tecnica è necessaria quindi:

  • fonte d’ossigeno
  • macchina anestesiologica con misuratori di flusso precisi
  • vaporizzatori perfettamente calibrati 
  • circuito specifico da connettere alle vie aeree del paziente.

Come avviene?

Nel cane e nel gatto la somministrazione viene effettuata, pressoché sempre, attraverso l’intubazione orotracheale.

Negli animali non convenzionali (roditori, lagomorfi, mustelidi, rettili, ecc.) molto spesso invece vengono utilizzate particolari maschere e camere di induzione.

L’anestetico inalatorio arriva quindi attraverso le vie aeree negli alveoli polmonari e da qui passa nel sangue, attraverso il quale arriva al cervello ed esplica il proprio effetto.

Vantaggi dell’anestesia gassosa

Minor impatto sull’organismo

L’impatto dell’anestesia gassosa sull’organismo è molto meno importante rispetto alle vecchie tecniche di anestesia veterinaria iniettabile (le tecniche moderne di anestesia iniettabile risultano invece parimenti efficaci, sicure e tollerabili).
Questo è particolarmente desiderabile quando si debbano anestetizzare pazienti:

  • pediatrici (cuccioli)
  • geriatrici (soggetti anziani)
  • con patologie sistemiche (malattie croniche o comunque invalidanti)
  • critici (come quelli che potrebbero arrivare in condizioni di emergenza)

Nell’anestesia inalatoria l’assunzione e l’eliminazione dell’anestetico inalatorio si realizza, in gran parte, attraverso la respirazione.

Nell’anestesia iniettabile lo smaltimento avviene per intervento di fegato e rene.

Miglior maneggevolezza e risveglio più veloce

Il risvolto pratico più importante, responsabile della sicurezza, dell’affidabilità e della maneggevolezza della tecnica, è che modificando la quantità di anestetico respirato si riesce, in maniera precisa, a variare velocemente la profondità dell’anestesia.
Quando si interrompe la somministrazione, si ha un risveglio pronto e veloce, di solito in 15-20 minuti.

Negli interventi di routine, per esempio, dopo una mezz’ora troviamo il nostro animale in piedi nel ricovero, perfettamente cosciente ed in grado di deambulare, che ci scodinzola o fa le fusa e che magari ha addirittura già appetito (tutto questo anche grazie ad un trattamento del dolore ineccepibile).

Protezione delle vie aeree

L’intubazione orotracheale, vista da alcuni proprietari come una manovra invasiva e sgradevole, quasi uno svantaggio, in realtà costituisce un presidio di sicurezza insostituibile, in quanto protegge e garantisce la pervietà delle vie aeree. È particolarmente indicata infatti per:

  • soggetti problematici – brachicefali
  • impedisce che liquidi (saliva, acqua degli strumenti di detartrase) o materiale rigurgitato venga inalato con pericolose conseguenze (asfissia, polmonite ab-ingestis)
  • permette di ventilare il paziente – se smette di respirare o lo fa troppo poco (l’arresto respiratorio durante l’anestesia cessa di essere un emergenza!);
  • manovra di intubazione è facile – se effettuata correttamente, con delicatezza e perizia, molto di rado provoca lo sviluppo di tracheiti o laringiti.

Anestesia gassosa: come renderla sicura ed efficace

La tecnica “gassosa”, nonostante la sua indiscutibile affidabilità, per essere pratica, sicura e ben tollerata dal paziente deve essere preceduta ed affiancata dalla somministrazione di altri farmaci.

L’agente inalatorio è privo di effetto analgesico, può essere irritante o sgradevole per le vie aeree di un paziente cosciente e per utilizzarlo da solo necessiterebbe di livelli troppo elevati, potenzialmente pericolosi per la salute dell’animale.

Ecco perché, di solito:

  1. si somministra al soggetto un tranquillante e/o un analgesico,
  2. si approfondisce l’anestesia con un farmaco induttore di breve durata (es. propofol)
  3. fino a poter effettuare l’intubazione e si mantiene l’anestesia con l’anestetico inalatorio per tutto il tempo necessario, fornendo, in caso, contemporaneamente altro analgesico.

In questo modo, si realizza una cosiddetta Anestesia Bilanciata, procedura che prevede l’utilizzo di varie tecniche combinate e di bassi dosaggi di più farmaci, in modo da massimizzare gli effetti desiderati dei vari principi attivi e minimizzarne quelli collaterali, riducendo al minimo l’impatto sul paziente.

Effetti indesiderati dell’anestesia inalatoria

In corso di anestesia inalatoria si possono instaurare comuni effetti collaterale da arginare:

  • vasodilatazione sanguigna con conseguente riduzione della pressione arteriosa
  • insorgenza di aritmie, che alcuni agenti inducono più di altri.
  • depressione respiratoria, legata a livelli profondi di anestesia o alla concomitante somministrazione di altri farmaci:

Da quanto detto risulta ovvio che l’uso disinvolto, senza conoscenze specialistiche e privo di monitoraggio specifico va evitato, costituendo sicuramente una “malpractice” veterinaria.

Cosa è necessario durante l’anestesia?

L’anestesia “gassosa” è ormai piuttosto diffusa nelle strutture veterinarie, reperire una macchina per l’anestesia inalatoria non è più troppo impegnativo nemmeno dal punto di vista economico e permette di dire con vanto “io uso l’anestesia gassosa”: il problema però è che ci sono dei requisiti indispensabili, quali:

  • la presenza di un medico esperto in tale tecnica e nella gestione delle eventuali complicazioni,
  • la disponibilità di attrezzature e farmaci per l’anestesia e la rianimazione,
  • la presenza di strumenti per il monitoraggio almeno di frequenza cardiaca, ECG, pressione arteriosa indiretta, capnometria),

senza i quali l’anestesia “gassosa” vede ridurre drammaticamente i suoi margini di sicurezza, fino a diventare dannosa o addirittura pericolosa per la sopravvivenza del paziente.
La gestione dell’anestesia inalatoria deve essere affidata ad un medico anestesista competente ed esperto, non solo nell’ambito anestesiologico, ma anche nelle tecniche di emergenza e rianimazione.

L’alto livello dei dispositivi di monitoraggio costituisce poi uno dei punti di forza e fa davvero la differenza nelle nostre strutture.

monitoraggio anestesia

Presso l’Ospedale San Concordio ad esempio, durante l’anestesia inalatoria realizziamo una particolare fine valutazione della funzione respiratoria, rilevando:

  • saturazione (ossigenazione del sangue)
  • capnografia (visualizzazione grafica del livello di anidride carbonica durante inspirazione ed espirazione)
  • spirometria (informazioni volumetriche, pressorie e funzionali sulla respirazione del paziente)
  • monitoraggio gas e alogenati (rilevazione precisa della quantità degli anestetici inalatori e dei gas respirati che rende possibile una più affidabile regolazione della profondità dell’anestesia)
  • monitoraggio della funzione cardiocircolatoria, rilevando frequenza cardiaca e del polso, tracciato elettrocardiografico, pressione arteriosa indiretta oscillometrica, pressione arteriosa diretta (veramente insostituibile, soprattutto nella gestione anestesiologica dei pazienti critici in urgenza (emorragie interne gravi, shock settico, ecc.), quando gli altri metodi indiretti di misurazione falliscono o sono inattendibili).

Inoltre, grazie al monitoraggio dei gas respirati e alle nostre macchine anestesiologiche possiamo usare, in caso di anestesie molto prolungate, invece del solo ossigeno, miscele di ossigeno ed aria: ciò permette di evitare i problemi respiratori post-anestesia o rianimazione legati alla prolungata respirazione di ossigeno puro (atelettasia polmonare, tossicità da ossigeno) a cui possono andare incontro i nostri animali.

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